COLLEZIONI - 1926 → 1950

Dal 1926 al 1950 la produzione di macchine per cucire subì un nuovo e più importante sviluppo.
Con l’eccezione del periodo buio della 2a guerra mondiale, sorsero fabbriche in ogni parte del mondo, non mancò all’appello l’Italia: Vittorio Necchi (figlio di Ambrogio, creatore della Fonderia Ambrogio Necchi di Pavia) fu senza dubbio l’apripista; con il marchio Industrie Riunite Italiane inizia la produzione di macchine per cucire.
Brevi cenni sulla Necchi
All’inizio Vittorio smonta le Singer e le copia.
Ma presto iniziano i cambiamenti: il primo intervento sostanziale fa sì che le Necchi siano meno rumorose rispetto alle concorrenti.
Senza alcun dubbio le Necchi saranno più curate e resistenti, tanto da essere definite le Rolls Royce delle macchine per cucire.
La Singer sarà una macchina per tutti, la Necchi no, diventerà un bene molto ambito, caro, un bene che non può mancare alla sposa del Novecento.
Gli anni della guerra sono duri per tutti, anche per una fabbrica meccanica.
A Liberazione avvenuta la Necchi riprende a produrre, ma soprattutto ha pronte per la vendita decine di migliaia di macchine.
Aggredisce il mercato; gli affari ripartono. Nel 1947 a Pavia si fabbrica il 40% delle macchine prodotte in Italia: ben 120.000.
(Liberamente tratto dal libro “NECCHI–La storia” di Carlo Gariboldi e Maria Grazia Piccalunga)
La Necchi non è l’unica azienda di macchine per cucire a Pavia, ci sono anche Caser, Mariani, Simdac e Vigorelli.
L’azienda nacque nel 1932 da un’idea di Arnaldo, il fondatore, che passò dalla direzione commerciale della Necchi ad aprire una sua fabbrica.
Ebbe successo (arrivò ad occupare fino a 600 dipendenti) anche con il marchio Vigor.
La sua parabola sarà più lenta, ma del tutto simile a quella della Necchi, che la riassorbirà negli anni ’70.

Sul finire degli anni ’40 inizia la produzione anche la Borletti.

La Borletti fu fondata da Romualdo Borletti nel 1897 per produrre orologi su licenza della società americana Westclock di vari marchi svizzeri e tedeschi.
Fu in seguito sviluppata dai figli Aldo e Senatore che convertirono l’azienda ad una produzione militare durante la 1a guerra mondiale.
Alla fine del conflitto l’azienda fu riconvertita a produzioni civili nel campo della meccanica di precisione; tra i suoi prodotti vi erano orologi, strumenti per auto (in particolare tachimetri), strumenti di misura e macchine per cucire (Borletti… punti perfetti!).

Si affacciarono sul mercato italiano anche piccole realtà artigianali come la ditta Stucchi.
Nel 1934 la Singer inaugura lo stabilimento di Monza da dove usciranno i primi 500 esemplari di 15K26 con impressa la provenienza "Stabilimento di Monza".
La produzione mondiale annovera marchi, oltre a quelli dei periodi precedenti, come Phoenix, Mundlos e Junker & Ruh.
Sul finire degli anni ’40 la Singer immette sul mercato il modello “221”, una macchina per cucire di dimensioni compatte, chiamata “Featherweight”, completa di valigetta, motorino e riflettore (brevetto Inglese).
Scroll to Top